Il made in Italy è un asset sulla cui vendita il governo dovrebbe fare più attenzione. Se il governo americano supervisiona la vendita di tecnologia militare perché ritenuta di interesse strategico, il nostro paese che produce stile dovrebbe supervisionare la vendita verso paesi stranieri.
Dopo Gianfranco Ferrè (ora controllato da Paris Group di Dubai), gli arabi fanno il bis con Valentino. Raggiunto l'accordo in una trattativa esclusiva infatti fra il fondo di private equityPermira (e la famiglia veneta Marzotto) e l i reali del Qatar per la cessione del gruppo Valentino. La vendita è avvenuta per 700 milioni di euro, oltre 20 volte l'Ebitda. Multipli stellari, difficili da vedere in un momento di crisi come l'attuale.
Dopo Fendi, Gucci, Bulgari e Brioni, un altromarchio prestigioso del made in Italy lascia definitivamente così la Penisola e finisce in mani estere. Stavolta, non quelle dei colossi del lusso transalpino Lvmh o Ppr, ma quelle dell'emiro del Qatar, già presente nel mondo del luxury grazie all'acquisizione dei grandi magazzini londinesi Harrod's e alle quote nel gruppo statunitense dei gioielli Tiffany e nella stessa conglomerata francese del lusso Lvmh (con l'1,03%).
Nel portafoglio della famiglia reale del Qatar ci sono anche le partecipazioni finanziarie di prestigio in Porsche e Barclays Bank.
Se a questo si assommano le quantità incalcolabili di merci contraffatte che giungono nel nostro paese: versace originali contraffatti, bluemarine, Puma, gucci, D&G ecc. il danno per gli interessi della moda italiana e per la nostra economia sono gravi, e ciò che è peggio senza una governance in grado di sviluppare un piano per arginare questo fenomeno che depaupera il nostro paese.

